Le gabbie rivoltate si fondano sull’idea di costrizione e
sulla costrizione operata dalle idee. Sono lavori che tendo-
no a ingenerare una spiazzante sensazione di coercizione ed
impotenza attraverso un intervento minimo sull’oggetto
pre-esistente, cioè semplicemente portando fuori gli
“arredi” che dovrebbero essere dentro. L’unico luogo libero
dunque risulterà paradossalmente l’interno della gabbia.
Sicché, chiunque, guardandola o no, che si tratti della
gabbia per un orango o d’una gabbietta per canarini, sarà
prigioniero della e nella propria illusione di libertà; ed
al contempo impossibilitato dalle sbarre ad evadere, in
altre parole ad “uscire all’interno” di quello spazio
libero.

Turned cages are based on the idea of constraint and on the
constraint created by the ideas. These works tend to give
rise to a bewildering sensation of coercion and impotence
through a minimum intervention on the pre-existing object, or
rather by simply bringing outside the “ittings” that should
be inside. Then, the only free place will paradoxically
prove to be the inner part of the cage.
Therefore, anyone looking – or not – at the cage, either a
cage for an orang-utan or for some canaries, will become a
prisoner of and in their own illusion of freedom. And at
the same time, anyone will be unable to escape due to the
bars; in other words, anyone will be unable to “go out in-
side” that free space.

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