La mia ricerca artistica mi porta ad avere a che fare invo-
lontariamente, quasi inevitabilmente, con il concetto di
limite. Nella sua accezione di soglia, di barriera, ma anche
in quella di contenimento. Un idea di confine “al limite”
tra quelli propri e quelli esterni, e che si giunge spesso
a rilevare coincidenti. I lavori con le teche dal titolo
“definizioni” sono tanto la descrizione di un ingombro volu-
metrico astratto dalla specifica figuratività e potenzial-
mente infinita; quanto un eccedere quella dimensione met-
tendo in discussione il concetto di identità e il presuppo-
sto concettuale di altro da sé, che si fonde in unità non
appena ci si illude di aver raggruppato le diversità attra-
verso la definizione.

My artistic research bring me to unintentionally, almost
inevitably, deal with the concept of limit. In its meaning
of threshold, barrier, and also of restraint. An idea of
boundary “on the limit” between our own boundaries and the
external boundaries, that often coincide. The works made
with cases, called “deinitions”, are both the description of
an abstract volumetric bulk having a speciic and potentially
ininite representation; and exceeding such a dimension by
questioning the concept of identity and the conceptual
assumption of something different from ourselves, which is
melted into a single unit as soon as we deceive ourselves that
we have grouped the different varieties through deinition.

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