straniero ovunque.
Una scultura composta di una casa trasparente con dentro il
mondo.
Lo spettatore, essendo all’esterno della casa, è, dunque,
in una condizione ribaltata, inevitabilmente costretto a
considerare la posizione di alienazione in cui viene posto
dall’opera e l’impossibilità di risolvere questa estraneità
fin quando riconosca l’esistenza di una barriera, simbolo
di chiusura e protezione, appunto, dall’altro. Dall’altro da
sé, da tutto il resto del mondo insomma.
Si tratta di un lavoro che è anche un modello per una instal-
lazione pubblica di maggiori dimensioni, dacché nel caso di
più di uno spettatore, il raggrupparsi anche distanti ma a
contemplare l’opera in un’alienazione collettiva, rivela
essere acora più interssante la logica sottesa. Il che va
oltre il mito di Piramo e Tisbe per svelare che quel dannato
muro è inesistente.

stranger everywhere.
A sculpture made up of a transparent house with the world
inside.
The audience, being outside the house, is therefore in
an overturned condition, inevitably forced to contemplate
the position of alienation determined by the work and the
impossibility to solve this kind of extraneity up until when
we acknowledge that a barrier exists, and that it precisely
is the symbol of closure and protection from the other. From
the other and from ourselves, from the entire world then.
This work also represents a model for a public installation
of a bigger size, since in the case of more than one viewer,
the fact that they form a group to contemplate the work in
a collective alienation – even staying far away – makes the
underlying logic even more interesting. This goes beyond the
myth of Pyramus and Thisbe to disclose that such damned wall
does not exist.

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