Pasquale Di Donato
Condizione umana
a cura di Maria Chiara Valacchi

11 febbraio - 3 marzo 2012

MARTE
Cava de' Tirreni (SA)

vernissage: sabato 11 febbraio 2012 - 20:00

Il MARTE è lieto di presentare la personale di Pasquale Di Donato_Condizione umana, sabato 11 febbraio alle ore 20:00.

Condizione umana

“L'uomo è condannato a essere libero: condannato perché non si è creato da sé stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa”. L’esistenzialismo del filosofo Jean Paul Sartre apre la riflessione sul tema “condizione umana”, titolo della nuova personale di Pasquale Di Donato al museo Marte a Cava dei Tirreni. Espressione dalle mille letture e interpretazioni, descrizione complessa e complessiva dei molteplici eventi che segnano il vissuto umano, introduce la questione cruciale del senso della vita. Di Donato la affronta con una moltitudine di manifestazioni di sentimenti che descrivono con ironia e disincanto il mondo che lo circonda. Artista colto e curioso, realizza un percorso di dieci opere, video e sculture dove la prigionia dell’anima, risultato di una libertà illusoria, viene sviscerata in ogni suo aspetto. Artifici visivi, frizioni oggettuali e intellettuali stimolano un risveglio della mente, avviando lo spettatore ad un percorso di comprensione teso alla vera essenza delle cose, la chiave della nostra vita.

Maria Chiara Valacchi


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Opere esposte:

- Una nuvola in pantaloni, 2012
corda, ovatta, nylon, pantaloni
dimensioni variabili

La funambolica condizione ultima di vaporose, effimere quanto infinite possibilità, in bilico sulla scacchiera doppia dell’esistenza (dis)umana. Un omaggio tributato ovviamente alla poesia di Vladimir Vladimirovič Majakovskij.

- Spioncino per porta in vetro, 2012
legno, ferro, vetro, ottone
cm. 230x110x50

Benvenuto muto, come un’Ouverture visiva. Uno spioncino applicato sopra una soglia trasparente. A ricordare che i limiti esistono soltanto nella mente di chi li vede tali.
La percezione è un’illusione, a terminologia inesatta, dacché, fin dal piano neurosensoriale, ci concediamo di riconoscere come “realmente” veduto solo quella minima gamma che ammettiamo come possibile, reale. Impercezioni soggettive, dunque, renderebbe forse meglio il processo che, in ultima analisi, porta solo a persuader se stessi di percepire.

- Definizione d’infinito, 2008
legno, carta, seta, ottone
cm. 35x24x40

La casa, rifugio archetipico dell’intimità, cuccia della personale interpretazione, rivoltata come un guanto. L’immagine di un sentire esprimibile soltanto per inverso, una litote, una de-negazione appunto. Affacciati da/in un luogo imprecisato, come se in una stanza al chiuso aprissimo una porta che conduca fuori un dentro, sterminato e, per giunta, universale.

- Insaccato di terra cruda, 2005
argilla cruda, spago
cm.16x10x7
Collezione Privata

Il cervello umano, di biblica origine fangosa, visto nella sua cruda condizione di arida terra rinsecchita, insaccata in un corpetto auto-erotico, un self bondage, di antica tradizione nipponica, una sofisticata forma di costrizione auto-indotta in una rete composta da una corda acconciata con nodi come un cappio dell’anima.

- Parocchi, 2012
leggio, guardimento equestre
dimensioni variabili

Dal controsoffitto, parodia d’un cielo, in cartongesso, pende come opportunità direzionale, un paraocchi sospeso in un angolo, di fronte ad un leggio che regge una limpida eloquente inscrizione.

- IrreTito, 2012
molle in acciaio, lana, polvere, colla
cm. 180x170x16
(opera presentata in anteprima, è stata realizzata per la mostra Oltre la Paralisi che si svolgerà al Palazzo delle Arti Napoli nel prossimo Marzo)

La paralisi, come aspetto lampante della condizione umana, per giunta attualissima nella contingenza storica, è una caratteristica identitaria dell’archetipo umano figurato attraverso una polverosa ombra, quasi di Platonica accezione. Imprigionata, “irretita” appunto, in una rete da materasso, una griglia vincolante come una gabbia, insomma, una matrice e del tutto auto indotta, illusoria, mentale direi, anzi d’origine onirica, per l’esattezza. Intrappolati, insomma, in un’olografica costrizione autolimitante, frutto d’un incosciente stato di dormiveglia, surrogato giustapposto del reale. Eppure, come ogni riflessione, trattasi, in ultima analisi, di una sveglia, come una provocazione per stimolare una consapevolezza.

- Gli anni d’oro, 2012
Ferro, vernice a smalto
cm. 200x190x80

A ruota, e nient’affatto libera, come criceti mondani, correndo per restare immobili, intenti ad affaticarsi per affaticarsi, con magari il plauso della commissione. Immersi in un’attiva immobilità, come l’agonizzante che respira per poter poi espi(r)are, sorte identitaria dello stato di schiavi della propria luccicante ed autoinferta schiavitù.

- Attempt to crack-up, 2011
cristallo colorato infrangibile, cornice barocca
cm. 165x110x15

Un vetro antisfondamento incorniciato come quadro, uno sfondo, un livello. Una via di fuga, un’uscita d’emergenza, che però non va. Una traccia d’impatto, contro un cristallo però infrangibile, un gesto di rassegnata percussione, un tentativo di “sfondare” il velo che ci separa in fine dalla stessa, medesima irrealtà. In bocca al lupo, crepe.

- Per Eloisa, 2012
legno, foglie oro, lino, cemento
cm.120x80x7

- EsfoliAzioni, 2012
legno, foglie oro, lino, fango
cm. 50x70x7
cm. 60x80x7

Una grigia ed ingessata superficie che sfogliandosi lascia trapelare oltre la porzione scrostata uno splendente atavico fondo oro. Un “s’orridente” lieto fine, o meglio, fondo, che luccica oltre una decadente melanconia. Un augurio sotto forma di considerazione, una gesto di superamento della crostosa superficialità, operato con il metafisico intento d’oltrepassare, inevitabilmente speranzoso.

- RiFlessioni artistiche, 2012

Performance di Franco, l’uomo sandwich, con tabellone di pannelli a specchio che si aggira per la mostra durante il vernissage.

- "Chi c'è, c'è; chi non c'è, non c'è." , 2012
Video assemblaggio di “La société du spectacle” 1973 di Guy Debord,
più due tracce audio di frequenze subliminali contrastanti.
min. 87,17

La società attuale dipinta magistralmente dalle puntuali considerazioni del più lucido intellettuale del secolo, che, scorso, a quel che “pare” non lo è ancora. La sovrapposizione audio di frequenze subliminali, che stimolerebbero l’approvazione o la repulsione, all’unisono e antitetiche, nella ricerca di quell’antifrequenza liberatoria, completa la provocazione architettata a proporre un battesimo della coscienza franca.

- “Spectacolo”, 2012
Video proiezione, sedili, fascette, led
Dimensioni variabili

Un cinema dove la proiezione è quella d’un pubblico che dallo schermo assiste ad una sala vuota, gremita della sua totale assenza. In sala una sola poltrona consente allo spettatore di sedere e rifletter(si) nell’assenza speculare della sua posizione.
Come prigionieri del proprio film, negando ogni altro pubblico, quasi per coincidente, eppur infondata insicurezza.

MARTE
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  Una nuvola in pantaloni   "Una nuvola in pantaloni" 
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